CONCENTRAZIONE E SPORT: IL MODELLO DEL TUNNEL ATTENTIVO

Imparare a gestire in maniera efficace e per tempi prolungati la propria attenzione è uno degli elementi chiave per raggiungere prestazioni eccellenti in tutte le discipline sportive.

Per l’atleta conoscere come il proprio focus attentivo funzioni e selezioni gli input ambientali, permette di individuare ed eliminare gli elementi distrattori, ovvero gli stimoli poco salienti per l’azione intrapresa.

Una prestazione efficace passa quindi anche dalla capacità di gestire i nemici più comuni della nostra attenzione: i pensieri rivolti al passato o al futuro, la tendenza continua a monitorare ciò che ci sta attorno e una cattiva gestione della propria emotività.

E’ anche per questo che già negli anni ’90 diversi studiosi – uno tra i più importanti l’americano Robert Nideffer – si sono soffermati su questo aspetto.

Proprio secondo il modello proposto da Nideffer (1976; 1993) lo stile attentivo viene definito in base due principali dimensioni del focus attentivo:

  • ampiezza o dimensione, data dalla quantità di stimoli presa in esame contemporaneamente che può essere ristretta o ampia;
  • direzione, il tipo di stimoli su cui la nostra attenzione si sofferma, ad es. interni (pensieri, stati emotivi e sensazioni fisiche) o esterni (stimoli ambientali).

 

LE MODALITÀ ATTENTIVE DI NIDEFFER

Dalla combinazione di queste due dimensioni del focus attentivo, Nideffer ottiene quattro categorie, corrispondenti a 4 differenti “modalità attentive”.

  1. Focus attentivo ESTERNO AMPIO (tipo “ASSESS”) efficace nelle situazioni in cui si devono integrare contemporaneamente molti stimoli ambientali. Tipico dei giochi di squadra e/ o delle categorie “open skill”: il giocatore deve analizzare rapidamente la situazione e reagire con adeguatezza e precisione.
  2. Focus INTERNO AMPIO (tipo “ANALYZE”) in cui l’attenzione è focalizzata su pensieri, stati emotivi e sensazioni fisiche. Si riscontra nella fase di pianificazione della gara o in determinate tipologie di pausa all’interno della stessa.
  3. Focus INTERNO RISTRETTO (tipo “REHEARSE”) in cui l’atleta rievoca ed esegue mentalmente un singolo esercizio d’allenamento o uno specifico stimolo- chiave, efficace nel favorire la concentrazione per l’esecuzione ottimale di un particolare gesto tecnico.
  4. Focus ESTERNO RISTRETTO (tipo “PERFORM”) necessario per l’esecuzione dei compiti di precisione: l’atleta concentra le risorse attentive sulla propria azione, escludendo stimoli distrattori ambientali. Tipico delle discipline o delle azioni motorie “closed skill”.

Secondo il modello di Nideffer differenti situazioni di performance sportiva richiedono differenti modalità e quindi abilità attentive e le abilità attentive variano da un individuo all’altro.

Attraverso il concetto di stile attentivo si evidenzia l’importanza delle differenti modalità personali di elaborazione cognitiva nell’influenzare la prestazione dell’atleta. Le capacità attentive dell’individuo presentano infatti sia caratteristiche di tratto che di stato, che interagiscono e in relazione alla specifica situazione ed alle particolari richieste di compito.

Gli atleti possono essere così descritti in base alle caratteristiche di stile attentivo preferenziale o prevalente e differenziarsi per le capacità di mantenere e modificare lo stile attentivo richiesto dai cambiamenti della situazione di performance (frequenza e velocità). Aspetto che varia molto anche in funzione del livello di attivazione psicofisiologica dell’atleta. Per esempio le abilità di gestione dell’ansia dell’atleta, svolgono una funzione modulatrice sull’abilità di servirsi dello stile attentivo adeguato.

IL MODELLO DEL TUNNEL ATTENTIVO DI ORTENStunnel 2I

Partendo dalla teorizzazione di Nideffer appena illustrata, nasce il modello del tunnel attentivo (S. Ortensi, 2016) che propone una sistematizzazione integrata dei 4 stili attentivi individuati da Nideffer, che non vengono più considerati solo in alternanza tra loro, bensì integrati e ordinati in progressione all’interno di una routine pre-performance altamente personalizzata che possa favorire il raggiungimento del livello ottimale di concentrazione.

Nel presente modello, i 4 stili attentivi di Nideffer diventano 4 step di concentrazione per orientare in modo funzionale il focus attentivo dell’atleta creando così un tunnel attentivo che accompagna il soggetto a trovare l’orientamento ottimale del proprio focus attentivo per performare.

Partendo dalla fase di Assess in cui l’atleta valuta la situazione, monitora e integra gli stimoli esterni, si procederà attraverso la fase di Analyze per analizzare il vissuto interno e pianificare la gara. Dopodiché attraverso la fase di Rehearse lo sportivo visualizzerà il gesto tecnico per poi procedere nella fase di Perform con l’esecuzione dell’azione motoria.

Questa organizzazione combinata dei 4 stili attentivi di Nideffer va così a creare un vero e proprio imbuto per incanalare in modo efficace e funzionale la concentrazione dell’atleta.


LE APPLICAZIONI OPERATIVE

L’applicazione operativa del modello del tunnel attentivo (S.Ortensi, 2016) sottende alla creazione di una routine di concentrazione che possa guidare l’atleta nelle 4 fasi attentive.

Attraverso il modello si evidenzia anche come sia possibile per l’atleta controllare e rifocalizzare la propria attenzione in ciascuna fase attraverso le più comuni tecniche di mental training.

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  1. ASSESS Goal Setting in fase di monitoraggio ambientale e valutazione situazionale.
  1. ANALYZE Valorizzazione delle risorse dell’atleta, Tecniche di recupero e Reazione all’Errore, programmazione strategica e analisi del proprio vissuto emotivo possono essere preziosi alleati nella fase di pianificazione.
  1. REHEARSE Rilassamento, Centering, Imagery, Allenamento Ideomotorio per rivedere e anticipare mentalmente il gesto tecnico aumentandone l’efficacia d’esecuzione.
  1. PERFORM → Self-Talk tecnico e incoraggiante, Thought Stopping e refocus sul compito per orientare la propria attenzione sull’immediato presente, focalizzandosi sul “qui ed ora” per performare in modo ottimale.

L’applicazione del modello del tunnel attentivo in ambito sportivo favorisce quindi l’incremento della capacità attentiva, migliora il controllo motorio e ottimizza la qualità della prestazione, favorendo di riflesso un miglior senso di autoefficacia dell’atleta.

 

Testo a cura della Dott.ssa Stefania Ortensi, Psicologa dello Sport

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