SI PUO’ AVERE PAURA DI VINCERE? ALLA SCOPERTA DELLA NIKEFOBIA!

Se tutti noi possiamo ben comprendere come uno sportivo che si trova ad affrontare una competizione possa avere paura di perdere, troviamo certamente più insolito sentire parlare di PAURA DI VINCERE.

Eppure è un fenomeno che riguarda ben 1 atleta su 4 di qualsiasi livello tecnico o disciplina sportiva e in gergo tecnico si definisce NIKEFOBIA (dal greco “paura del successo”). Consiste in una serie di auto-sabotaggi, più o meno consapevoli, che portano l’atleta a non esprimere al meglio il proprio potenziale in gara, soprattutto negli eventi più significativi della stagione agonistica.

swimmerMa cosa c’è alla base di questo blocco psicologico?

Le cause più comuni sono molteplici. Spesso esistono conflitti interiori o sensi di colpa che portano l’atleta a non “perdonarsi” l’aggressività agonistica necessaria per conquistare il gradino più alto del podio, altre volte esiste una vera e propria resistenza al cambiamento e alle nuove abitudini, opportunità o responsabilità che una vittoria importante potrebbe portare con sè. Talvolta invece a “fare lo sgambetto” all’atleta è il peso delle aspettative che sente su di sé e la paura di deludere le proprie figure di riferimento, come ad esempio genitori, allenatori, partner, sponsor, compagni di squadra. Altre volte si tratta semplicemente di un continuo procrastinare il “momento della verità” in cui si deve dimostrare a sé o agli altri il proprio vero valore o – nell’ottica dell’atleta nikefobico – la propria inadeguatezza, mal celando così un’insicurezza di base.

Qualche volta questa paura insorge proprio dopo un importante successo agonistico magari inaspettato o repentino e lo sportivo teme di non riuscire più a riconfermare il risultato precedente ed a mantenere uno standard di prestazione così elevato.

Come si può “guarire” da questa fobia?

E’ certamente possibile uscirne, ma non da soli. Il supporto di uno psicologo esperto in psicologia dello sport è fondamentale oltre che prezioso per superare questo “empasse psicologico” e tornare ad esprimersi al massimo delle proprie potenzialità anche nelle gare più importanti.

Testo a cura della Dott.ssa Stefania Ortensi, Psicologa dello Sport

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